È ancora in corso lo sciopero nazionale dei giornalisti, al quale hanno preso parte la quasi totalità delle redazioni nazionali. Come ben espresso dalla federazione nazionale, la causa dello sciopero è dovuta principalmente al mancato rinnovo del contratto di settore, fermo al 2016 ed al quale molti editori si oppongono apertamente, nonostante l’aumento del costo della vita e dell’inflazione. Si era chiesto un aumento del 20%, non si è avuto nulla e non si avrà altro.
Le condizioni di questo settore sono critiche e preoccupanti da tempo, e nell’ultimo periodo (diciamo dal covid in poi) si sono ulteriormente aggravate. La deregolamentazione della professione, la presenza di figure parallele – spesso e volentieri ben più influenti e riconoscibili – e la scarsa redditività del settore hanno generato un ecosistema variegato ma fragile. Situazione di cui tutti siamo a conoscenza.
Lo sciopero è necessario e sacrosanto, ma è tardivo. Basti pensare che in Calabria, ad esclusione dell’Ansa e della sede Rai, nessuna redazione online ha aderito allo sciopero. E non per codardia o altro, ma per un fatto molto più empirico: i giornalisti regolarmente assunti sostanzialmente non esistono. O, comunque, rappresentano un numero estremamente esiguo, minoritario.
Anche solo l’idea di “essere assunti” come giornalisti è impensabile. Ad esclusione di pochi colleghi regolarizzati, anche le grandi testate ed emittenti locali continuano a far lavorare in ritenuta d’acconto, se va bene. Ed in molti casi, purtroppo, viene addirittura richiesta una partita iva. E sottolineo con forza quel purtroppo, essendo la retribuzione “a pezzo” (2/3 euro ad articolo) o “a forfait” (400/500 euro al mese).
Una situazione che è ben nota al sindacato di settore, ed è ben nota a tutti noi che in questo mondo ci lavoriamo quotidianamente. Ma che raramente si vede messa nero su bianco, per iscritto. Un bel paradosso, perchè da una parte si vuole tutelare la categoria, ma dall’altra c’è da chiedersi quale parte, della categoria: forse quella che sta già meglio.
Concluso il sacrosanto sciopero per il rinnovo del contratto (è comunque gravissimo ed inaccettabile questo blocco irremovibile), c’è bisogno di tornare ad occuparsi anche di tutti gli altri colleghi, quelli impelagati in contratti pirata e situazioni borderline, che quotidianamente tengono in piedi decine di piccole redazioni con il loro lavoro mal pagato. Realtà di cui spesso si parla, e delle quali sempre più spesso ci si dimentica.
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