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Briganteggiando

Il blog di Francesco Placco

Briganteggiando

Sulla produttività

Francesco Placco

Qualche giorno fà mi è capitato di prendere parte ad una riunione di lavoro, nelle quali ci si aspettava delle “novità” a livello tecnico. Invece, come sempre accade, la riunione verteva su tutt’altro argomento: la situazione economica dell’azienda, le difficoltà che sta attraversando, gli scarsi investimenti (sempre più risicati) e così via… Insomma, si è iniziato a mettere le mani avanti con i soliti giri di parole, non sia mai che poi il team si riduce.

Questa situazione, in vita mia, l’ho vissuta praticamente in ogni posto di lavoro. Ad un certo punto ci si rende conto che si deve tagliare da qualche parte, e viene fuori il concetto di “produttività”. Nei negozi di abbigliamento (oramai anche dalle nostre parti) si parla di KPI, tengono conto di quanti prodotti vendi, nella GDO si fa un calcolo più complesso che comprende anche i margini di guadagno del settore in cui operi (anche se poi finisci per lavorare un po’ dovunque), ed oggi scopro una roba simile anche nel settore delle telecomunicazioni.

Succede quindi che dopo un anno (trascorso con continui rinnovi con contratto a tempo determinato) viene fuori, in prossimità del rinnovo definitivo (quello che trasformerebbe il contratto a tempo indeterminato), che ci sono almeno altri due indicatori di cui tener conto. E che questi indicatori sono “troppo bassi” e fanno perdere troppi soldi alla campagna, per cui c’è da cambiare rotta. Un anno di lavoro corretto in un mese: la favola è sempre quella.

Il concetto di produttività per un dipendente, in qualunque settore, non è un mostro. È logico che bisogna dimostrare di saper fare il proprio lavoro, sopratutto da remoto ed in ambienti altamente competitivi come le telecomunicazioni. Ma è anche vero che questa produttività è un’arma a doppio taglio, e viene usata sempre e comunque a discapito del dipendente, anche quando questo il suo lavoro lo fa rientrando in tutti i suoi parametri.

Quando si lavora male, il dato è evidente, inoppugnabile. Ma quando lavori bene, spuntano fuori (e lo ripeto: sempre a ridosso della fine dei contratti a tempo determinato) dei nuovi indicatori, di cui per un anno nessun team leader o manager ti ha mai parlato. Questo si scuserà con te, ti chiederà perdono, ed alla fine ti dirà: migliora queste percentuali o sei fuori. Chiaro e semplice, quasi ovvio.

Siamo di fronte al ricatto moderno del lavoro salariato. Se c’è un mese di magra e si vendono meno capi d’abbigliamento, è colpa del commesso. Se arriva una partita guasta di cibo è colpa dell’addetto vendita. Se non gestisci un centinaio di interazioni al giorno è colpa dell’operatore. E tutto questo, tenetelo bene a mente, è da fare nell’oramai inevitabile monte ore del part-time.

Sul dipendente è scaricato il sistema malato della produttività aziendale, che non ammetterà mai che gli conviene cambiare forza lavoro in continuazione, potendo così beneficiare di sgravi e riduzioni fiscali, e si maschererà sempre dietro alla “produttività”. Indici e percentuali che non vanno bene neanche quando vanno bene.

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Categorie:

Diario

Etichette:

Lavoro, Personale

Pubblicato il:

29 Novembre 2025

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