Diciamo sin da subito che l’esito del referendum non era così scontato. Non possiamo parlare di vittorie o sconfitte schiaccianti, ma i pronostici iniziali sono stati ribaltati ed alla fine la prima grande iniziativa del Governo è andata a naufragare. Per fortuna.
La prima conseguenza, come si legge in queste ore, è chiara: le dimissioni di Delmastro e di Bartolozzi, che dimissioni non sono. È un vero e proprio defenestramento, un po’ tardivo, voluto dalla stessa premier Meloni, che con colpevole ritardo si è forse resa conto che non sempre conviene difendere a spada tratta i propri sottoposti.
Si vocifera che la prossima a “dimettersi spontaneamente” sarà la Santanchè. Per ora sono solo voci, ma questo stop alla riforma della giustizia avrà delle conseguenze che vanno ben oltre la riforma in sè. L’asse politico che sta al governo si regge su un trittico fondamentale (riforma della giustizia, autonomia differenziata e premierato), ed il venire meno di una delle condizioni azzoppa inevitabilmente tutto il resto. Sempre per fortuna.
L’unica considerazione possibile, in questo caso, è una, e va ben oltre ogni elucubrazione sulla riforma in sè ma si incentra sul referendum: meno male che non era politico.
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