Non c’è voluto molto per avere la conferma di ciò che si vociferava già ieri, ossia le dimissioni – finalmente! – di Daniela Santanchè. C’è voluto un referendum perso per far prendere di maniera la premier che fino ad oggi ha soprasseduto sulle gravi ed intricate vicende giudiziarie della pitonessa.
Non serve ricordare l’indagine ancora in corso (per falso in bilancio e truffa all’Inps, dunque allo stesso Stato che ha rappresentato fino ad oggi), ma un altro dettaglio: per ben due volte, la Santanchè è stata salvata dalla maggioranza in Parlamento, schivando ben due mozioni di sfiducia.
Probabilmente non ci saranno altre purghe nell’esecutivo, ma c’è da chiedersi che messaggio passa alla fine della fiera. E non è un messaggio edificante, non tanto a livello politico ma proprio a livello sociale.
Perchè l’impressione è che puoi tranquillamente aver avuto rapporti societari con esponenti della criminalità organizzata (Delmastro), puoi aver aiutato il rimpatrio illegale di un torturatore libico con volo di Stato (Bartolozzi) e puoi persino permetterti di truffare l’Inps con false dichiarazioni (Santanché), ma guai a perdere un referendum. Li sono cazzi. Li ti giochi il posto.
E ripetiamolo: menomale che non era politico.
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