Sono stati clementi e coscienziosi, gli inquirenti. A far scattare le manette qualche giorno prima, probabilmente l’esito delle provinciali sarebbe stato completamente diverso. Ma poco importa, i giochi ormai sono fatti, e ci ritroviamo comunque con 20 indagati per reati che spaziano tra truffa, falso ideologico, appropriazione indebita e frode ai danni dello Stato.
In una delle province più povere d’Italia c’è chi non si fa scrupoli a rubare quel poco che è rimasto, riuscendo a portarsi a casa quasi mezzo milione di euro nel giro di pochi mesi. Il sistema è sempre lo stesso: quello della “pagnotta”, come emerso in una celebre intercettazione di qualche anno fa. Far mangiare per mangiare.
Proprio sulle intercettazioni (ma non solo) verte l’impianto accusatorio dell’operazione Teorema, eseguite – stando ad indiscrezioni – con moderni e sofisticati trojan installati sugli smartphone degli indagati. Al punto che più di qualcuno, temendo di essere intercettato, invitava a riparlarne poi di persona. Accortezza che non è bastata.
Curiosamente, non è stata ipotizzata l’aggravante mafiosa. E ciò nonostante il sistema di affidamenti illeciti sia frutto di una vera e propria “associazione”, capace di pilotare appalti pubblici a proprio favore. A tal punto da essere a conoscenza dei movimenti di ogni singola matita nell’ente.
Ma l’abbiamo già detto, gli inquirenti sono stati clementi. Fossero stati dei cittadini qualunque l’aggravamente mafiosa l’avrebbero avuta d’ufficio, e sarebbe caduta durante il processo al massimo. Ed a proposito di processo: vedremo se l’impianto accusatorio reggerà agli agguerriti avvocati pronti a difendere chi commette un furto ai danno dello Stato.
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