Il timore che incutono le famigerate antenne 5G continuo a non comprenderlo, ma trova terreno fertile in tanti centri della Calabria, anche nel crotonese. Apprendiamo infatti che il Comune di Scandale ha aderito ad una petizione contro una nuova antenna, poichè l’ente ha il “dovere di ascoltare i cittadini e di rappresentare le istanze nelle sedi opportune”.
Giusto, sacrosanto, ma sopratutto falso. L’ente ha il dovere di tutelare i cittadini, certo, ma ha anche il dovere di informarli circa i reali pericoli di queste installazioni. Quando un Comune sposa un’istanza del genere senza pretendere alcuna spiegazione, in quanto è “necessario approfondire ogni possibile soluzione alternativa“, lo fa per mero tornaconto.
Un Comune può richiedere delucidazioni all’Arpacal, che dispone anche di un sito pubblico molto fornito ed aggiornato dedicato proprio alle emissioni di questo tipo. Guardando la mappa di Scandale, scopriamo che ci sono altre due antenne a breve distanza da quella che si sta contestando.
D’altra parte, tanto i dati raccolti dalle varie Arpa regionali quanto quelli dell’Istituto Superiore di Sanità concordano nel ribadire la non pericolosità di queste installazioni, nè delle loro frequenze. E, paradossalmente, bisognerebbe fare più attenzione a smartphone, smartwatch e via dicendo, costantemente in contatto con il nostro corpo.
La pianificazione urbana deve trovare giusto riscontro nelle aspettative della popolazione, e fin qui non ci piove. Diciamolo allora apertamente: quell’antenna non la vogliono vicino casa loro. La “soluzione alternativa” è quella di spostarla altrove, non di certo rinunciare alla tecnologia 5G. Ma non è spostandola di 100, 200 metri che si risolve il problema: il raggio di un’antenna del genere è di circa 2 chilometri.
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