Giornata libera con il nuovo lavoro, mi dedico all’altra passione mia: i giornali. A trent’anni inizio a sentirmi particolarmente noioso, a parlare di mappe, topografia, livellazione e giornali, ma sono sicuro che c’è di peggio.

Ad ogni modo, oggi mi rendo conto che i principali quotidiani – Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa – hanno introdotto l’ennesimo paywall con il quale ti chiedono di accettare per forza i loro cookie e le loro impostazioni sulla pubblicità personalizzata, o in alternativa di sottoscrivere un abbonamento.

A primo impatto ritengo che tale trovata sia una palese violazione: il rifiuto alla profilazione è un diritto degli utenti, che deve essere garantito a chiunque. E poi, è un modo un po’ subdolo (diciamolo) di fare elemosina, di spillare qualche euro per accedere a dei portali sempre più stracolmi di roba che non sempre è approfondimento.

Ricordiamo poi che rifiutare i cookie non vuol dire rifiutare la pubblicità: anche negando i consensi l’utente continua a vedere banner, popup, leaderboard, video in riproduzione in basso ed audio improvvisi. Dunque, non si può di certo affermare che il giornale perda le sue entrate, perché tutta quella merda c’è eccome.

Dispiace notare come l’informazione, che è un diritto, sia sempre più prona al guadagno. E gli stessi grandi editori che per anni hanno fatto la lotta contro i piccoli, ora si trovano a comportarsi come i giornaletti scrausi sommersi di pubblicità.

Che dire: vedremo se è una richiesta lecita o meno, e sopratutto se ci sono casi simili anche in Europa.

Una replica a “Ricatti giornalistici”

  1. […] ne ero già lamentato tempo addietro, ma l’argomento non suscita molto interesse, anche perché basta premere un bottone e la […]

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