Che quanto stia accadendo a Gaza si un genocidio è lampante, e lo è da tempo. L’obiettivo di Israele – che ha sempre malvisto l’opzione due-popoli-due-stati – è sempre stato quello di controllare illegalmente un pezzo di terra che non gli spetta e non gli è mai spettato. E questo non lo dico io, ovviamente, ma è un crimine riconosciuto da almeno mezzo secolo.
Nelle ultime settimane si è risvegliata la coscienza di numerosi esperti, finora pavidi e silenziosi. Le immagini e i video che giungono dalla striscia, d’altra parte, parlano chiaro. Non solo morti e sfollati, ma anche esercito che spara ad altezza uomo su chi è in attesa di cibo. Immagini che hanno fatto smuovere anche Mattarella, che ha parlato di uccisioni indiscriminate di civili, facendo arrabbiare il suo omologo israeliano.
Il negazionismo, d’altra parte, fa parte del genocidio. I politici israeliani si affrettano a smentire e negare ogni attacco mosso a loro carico. E lo fanno anche tramite campagne di screditamento online, alcune rivolte ai giornali italiani che riprendono le foto dei bambini pelle ed ossa. Perchè “la fame non esiste” a Gaza, è tutto falso: la propaganda l’abbiamo vista anche durante la recente visita americana, con quei manifesti che parlano, falsamente, di 100 milioni di pasti distribuiti.
Nel mentre, anche in Italia si muove qualcosa. Sempre più giuristi parlano apertamente di genocidio, anche quelli finora più restii ad ammetterlo. Le uniche sacche di resistenza restano, ovviamente, quelle israeliane, ed anche più in generale quelle ebraiche. A non riconoscere il genocidio è di fatto tutta la comunità ebraica italiana, anche con vistose proteste.
E non a caso, proprio quest’oggi è stata pubblicata un’intervista alla senatrice Segre, che con notevoli voli pindarici ci spiega perchè il tentativo di accusare Israele di genocidio è, a suo dire, “morboso”. Anche la vittimizzazione fà parte del complicato processo che contraddistingue i genocidi: non solo li si nega, ma si evidenzia poi una sorta di “complotto” contro chi lo sta compiendo.
In tutto ciò, siamo al punto che praticamente tutto il mondo riconosce la Palestina ad esclusione di pochi paesi europei. Tra questi figura anche (purtroppo) l’Italia, dove lo sport nazionale sembra essere ancora una volta giocare ad indovinare il sesso degli angeli. Genocidio si, genocidio no. Uccisioni si, indiscriminate no. Fame si, crimine di guerra no. Bombardamenti si, raid a tappeto no. Un distinguo vergognoso con cui faremo i conti in futuro.
Sempre che esista, questa cosa di “fare i conti” in futuro. La storia umana è piena di genocidi, molti recenti: non si guardi solo a quello dei gazawi, ma anche a quello dei tutsi, dei bosgnacchi, degli armeni, e volendo essere critici, potremmo includere anche la sottomissione (e decimazione) dei nativi negli Stati Uniti ed in Canada, e degli aborigeni in Australia.
La verità, probabilmente, è che non abbiamo fatto alcuno sforzo per vivere in pace su questo mondo, ed ancora oggi preferiamo la guerra alla pace.
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