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Il senso delle allerte meteo

Ieri sera era tutto un cuddjuniàre per l’allerta meteo di oggi, di livello arancione, che interessa buona parte della fascia jonica. Perchè sapete com’è no? Ogni volta sentiamo sempre la stessa cosa: “mettono l’allerta e poi non piove”, con varianti o parole differenti, ma il senso bene o male è quello. I commenti del genere si sprecano tanto prima quanto dopo le allerte, sopratutto se queste non si rivelano poi così “cattive” dal punto di vista metereologico.

Sapete invece cosa succederà domani? Niente. Perchè nessuno commenterà il fatto che questa volta l’allerta arancione è servita, ed ha previsto un forte maltempo che sta creando notevoli danni e disagi sopratutto nel catanzarese. Nessuno si metterà a ringraziare la Protezione Civile o i metereologi, ed al massimo qualche commento (interessato) sarà fatto per le forze dell’ordine impegnate nei soccorsi.

Il senso dell’allerta è quello di mettere in guardia circa le possibili criticità sul territorio, sopratutto in caso di eventi rapidi ed eccezionali, come le piogge di questi ultimi anni. Esiste proprio una tabella ministeriale che elenca i pericoli: in altre parole, l’allerta indica le situazioni nelle quali ci potremmo trovare in caso di evento improvviso.

Questo non vogliamo capirlo. E continuiamo a minimizzare le allerte ed a prenderle sottogamba, finchè poi non succede qualcosa, come oggi. Le piogge (almeno a Crotone) sono iniziate tra le 2 e le 3 del mattino, prendendo sempre più forza: motivo per cui già all’alba tanto la Statale 106 quanto tante altre strade interne erano sommerse dal fango.

Per fortuna non ci sono stati feriti nè vittime (salvo due vacche, rimaste folgorate da un fulmine), nonostante l’intenso lavoro dei volontari e dei Vigili del Fuoco per mettere in salvo diverse persone. L’allerta non serve a modificare il nostro modo di vivere (nel senso che al lavoro ci dobbiamo andare comunque, purtroppo…) ma a metterci in guardia sui pericoli che potremmo incontrare lungo il tragitto.

Un senso di responsabilità che oggi, evidentemente, si rifiuta.

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