Sembra non avere avuto particolare eco la proposta lanciata dal governatore Occhiuto, che ha annunciato la volontà di finanziare la realizzazione di centri per l’impiego in Tunisia. Non è uno scherzo: l’annuncio risale al 21 novembre scorso durante la presentazione del programma di governo regionale, e l’idea è quella di destinare qualche decina di milioni per realizzare questi centri sull’altra sponda del Mediterraneo.
Al momento in cui scriviamo si tratta solo ed esclusivamente di idee. Parole pronunciate da Occhiuto, sul quale tutto si può dire, ma non che parli ad occhio. E di fatti, l’idea sarebbe motivata da più fattori: la scarsa manodopera (sopratutto nel settore edile), gli allarmi lanciati dalle associazioni di categoria, e persino l’obiettivo sociale di favorire l’ingresso di lavoratori “qualificati”.
L’esterofilia di Occhiuto è cosa nota, sopratutto dopo la scelta di ricorrere ai medici cubani per salvare la sanità calabrese (che dopo 5 anni di governo Occhiuto è messa tale e quale a prima, nonostante gli annunci). Ora dall’isola caraibica passiamo alle sponde mediterranee, e pare che per salvare il comparto edile calabrese servano i muratori tunisini.
Opportunità per chi vuole lavorare o strumento legale per attrarre lavoratori salariati a basso costo? Questo potremo dirlo solo a cosa fatte, di fronte ad un progetto concretto della proposta. Che resta comunque una proposta singolare e discutibile, viste le difficoltà del mondo del lavoro calabrese ed i tagli che coinvolgono anche i CPI (che non dipendono comunque dalla Regione).
Dal mio punto di vista, la cosa degna di nota è il cambio di atteggiamento della destra nazionale nei confronti proprio dell’estero. Non più chiusura ed isolazionismo, ma apertura ed investimenti. Siamo passati dai fallimentari CPR in Albania alle proposte di CPI in Tunisia, essendo evidente che l’immigrazione serve e non se ne può fare a meno.
Forse la destra abbandonerà i toni grotteschi degli anni passati a favore del più classista ingresso regolamentato, cosa già in essere in altri settori grazie ad appositi click-day altrettanto discutibili. Forse si cambierà approccio nei confronti di chi viene a lavorare da fuori, finalmente. O forse non cambierà niente.
Di sicuro, non cambiano gli stipendi. E nessuno si prende la briga di farli cambiare. Al punto da preferire l’idea di formare lavoratori all’estero piuttosto che in Italia. Perchè il lavoro, in Italia (e sopratutto in Calabria) è una gara al ribasso.
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