È stata confermata, purtroppo, una notizia che aleggiava da qualche giorno: il “giornale” online Iacchitè è stato oscurato e reso irraggiungibile dalla Procura di Cosenza, a seguito di una denuncia formalizzata dal governatore regionale Roberto Occhiuto, che ha accusato il sito di “stalking” nei suoi confronti. Il gip del Tribunale di Cosenza ha incredibilmente ritenuto valida questa tesi, basandosi su un presupposto ancora più incredibile: la pubblicazione di 145 articoli contro Occhiuto nell’arco di un anno, tra ottobre 2024 ed ottobre 2025.
Capite bene che un sito di informazione regionale pubblica un centinaio di articoli al giorno, uno di cronaca locale qualcosa in meno. Cento articoli in un anno vuol dire all’incirca 8 articoli al mese, contro – tra l’altro – una carica pubblica e politicamente esposta. Il provvedimento di oscuramento, come spiegato dallo stesso Gabriele Carchidi, si baserebbe sul fatto che il sito non è registrato come testata giornalistica, ma come blog. Verrebbero meno le tutele riservate ai giornali e viene meno, incredibilmente, la libertà di espressione.
Per quanto lo stile comunicativo ed i modi di Iacchitè siano discutibili e non sempre condivisibili, non si può certo dire che i toni del giornalismo d’inchiesta siano differenti. Anzi, spesso (fin troppo spesso) bisogna usare questi modi per rendere di dominio pubblico informazioni e note che aiutano a capire il contesto: come spiegare, altrimenti, i legami tra Roberto Occhiuto ed i suoi soci, tutti coinvolti in un’inchiesta ancora in corso? Inchiesta che passa in secondo piano anche sulla stampa regionale, spesso anche per colpa nostra, e che ha svelato il solito gioco di potere ed affidamenti diretti che regola il mondo politico ed amministrativo.
Il provvedimento del tribunale cosentino è gravissimo, perché di fatto espone tutti noi al potenziale rischio di oscuramento. Metti caso che un gip qualunque si metta a contare gli articoli pubblicati in passato contro un ex sindaco crotonese, o contro un ex consigliere regionale ancora ai domiciliari e condannato per ben due volte per reati di mafia. Magari si fa una somma degli articoli e si decide che è stalking anche quello? Non è semplicemente un tentativo di denunciare l’evidenza nascosta di un sistema marcio, che riabilita gli affaristi della politica a scapito di tutti noi?
E sopratutto, come può un gip identificare il reato di stalking con un procedimento giudiziario ancora in corso? Questo è forse l’esempio più lampante del fatto che esiste eccome una magistratura manovrata dalla politica, come già emerso, in passato, anche con il caso Riace (con la Procura di Locri che chiede 13 anni per Lucano senza uno straccio di prova), dato che un’eventuale reato persecutorio nei confronti di Occhiuto potrà essere messo nero su bianco solo in caso di una sua assoluzione: se venisse condannato, Iacchitè non mentiva.
Questo atteggiamento “chiuso” ed autoritario delle cariche pubbliche e politiche, sempre pronte a minacciare querela e denunce, è molto grave e preoccupante, nonché estremamente limitativo della libertà di espressione, in qualunque sua forma. La questione Iacchitè si risolverà con un buco nell’acqua, ossia con una clamorosa figura di merda per Occhiuto ed il Tribunale di Cosenza, che avrebbe molte altre cose a cui badare.
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