Ci svegliamo con una nuova guerra, un nuovo attacco armato – unilaterale e totalmente illegale – ai danni di un paese che, per quanto non sia un modello, non dava segni di escalation. Questo paese è l’Iran, già attaccato nei mesi scorsi (sempre unilateralmente) dagli Stati Uniti di Trump.
Questa volta l’attacco è stato compiuto assieme ad Israele, che conferma la sua natura di stato canaglia e guerrafondaio: non sazio della devastazione di Gaza e dell’invasione (unilaterale anche quella) del Libano, ha qualche missile anche per l’Iran.
Non è una buona notizia, ovviamente, perchè conferma un trend oramai strutturale del nostro mondo, quello delle guerre e delle invasioni armate. Qualche fesso (perchè di fessi si tratta) potrà credere al regime change, e dunque alla buona volontà degli assalitori di “liberare” gli iraniani dal regine. Una balla. Colossale.
Qui l’obiettivo si chiama uranio, come in Venezuela si chiamava petrolio, come in Groenlandia si chiama terre rare. C’è una corsa sfrenata e scellerata ad accaparrarsi queste risorse “strategiche”, ed a farne le spese sono non solo i civili – chi ancora dubita del genocidio a Gaza? – ma anche quell’economia globale malata che si basa proprio su questi prodotti.
La globalizzazione ha fallito nel suo intento. Un mondo connesso ed in pace grazie agli scambi commerciali (basato dunque sull’economia) non sembra essere possibile, anzi è sempre più lontano. Chi può bombarda e distrugge, chi non può subisce in silenzio. Finchè c’è guerra, c’è speranza.
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