Questa mattina ho ricominciato il calvario annuale propedeutico al rinnovo del mio piano terapeutico. Diciamo che oramai ci sono abituato, ma è evidente che la situazione, a livello di gestione, sta andando a peggiorare. Tutto sulle spalle dei pazienti, ovviamente.
La prima sorpresa è al momento della richiesta della ricetta. La segretaria mi informa che la Regione Calabria ha “cambiato di nuovo tutto” lo scorso dicembre, e che ora non sono più gli studi medici a fare la prescrizione, ma direttamente il reparto ospedaliero dove sono in cura. Tradotto: dovrei andare a Catanzaro per farmi stampare la ricetta, per poi tornare il giorno della visita.
Ho provato subito a chiamare il reparto di ematologia, ma non rispondono. È un brutto vizio che hanno da sempre, che evidentemente non si riesce a risolvere con l’utilizzo di email o altro: no, devi insistere finchè qualcuno non ti risponde al telefono. Circostanza, tra l’altro, confermata anche dal CUP regionale, che mi ha liquidato con un laconico “le regole non le facciamo noi”. Insomma, t’attacchi.
Alla faccia del Centro Unico di Prenotazione. Il sistema sanitario locale è sempre più catanzarocentrico, ma un conto è dover andare un paio di volte all’anno in visita, un altro paio di maniche è il fatto di dover andare fisicamente a farsi fare la ricetta per poi tornare. Sono 70 chilometri ogni volta. Quando basterebbe riceverla via mail.
Ed a proposito di ricetta, anche le prestazioni in esenzione sono drasticamente diminuite. Lo scorso anno segnalavo che da due stampe la ricetta si fosse ridotta ad un solo foglio. Ebbene, quest’anno le prestazioni in regime di esenzione sono ulteriormente diminuite, ed in ogni caso è previsto il “contributo” per ogni prelievo. Così come è previsto il pagamento del ticket alla visita.
I costi della sanità si stanno riversando sui pazienti. In modo subdolo, ma sopratutto all’ammucciùna: quotidianamente sentiamo ripetere che le cose vanno meglio, che la sanità migliora, che scaliamo le classifiche. Narrazione che cozza incredibilmente con la realtà che viviamo noi pazienti, ma che non trova spazio nei reel di governo regionale.
Quest’anno sarà il decimo anno che sono in cura, ed il bilancio di questi anni è, purtroppo, in discesa. Anzi, in caduta libera. Con buona pace degli annunci.
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