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Breve storia dei colori di Crotone

Una delle tante cavolate…

Tra le centinaia e centinaia di polemiche che nascono ogni giorno nei gruppi online, molto spesso ci si imbatte in casi di semplice ignoranza. Persone che alimentano polemiche e “casi” partendo da assunti sbagliati, erronei, storti. E che, purtroppo, hanno anche seguito.

Un caso recente però è degno di interesse, dato che riguarda i colori della città, e nello specifico la loro rappresentazione sulla bandiera comunale esposta in Piazza della Resistenza. Fino al 2016 la bandiera esposta presentava prima il rosso e poi il blu, mentre durante lo scorso anno è stata invertita, ed ora presenta prima il blu e poi il rosso.

Un noto commentatore ci ricorda sarcasticamente che “siamo i rossoblù non i blu rosso!“, dando per scontato che il comune appellativo per rivolgersi alla squadra di calcio sia lo stesso della blasonatura ufficiale della città. Ma avrà ragione? Anche perché è vero, si dice rossoblù, espressione estesa anche alla cittadinanza, ma i colori sociali della squadra sono definiti come “blu e rosso”, e non viceversa.

La risposta non è per niente scontata: non c’è alcun documento (quantomeno pubblico) che ci informa delle giuste fattezze e colorazioni della nostra bandiera. Anche se, a guardare lo stemma ufficiale della città, c’è da pensare che sia giusto così.

Fino al 1903

Facciamo un salto nel passato. Fino al 1903, lo stemma di Cotrone era composto da uno scudo bordato d’azzurro e riempito di rosso, raffigurante San Dionigi al suo interno. Se siete degli attenti devoti al patrono della città, non solo saprete che la statua esposta nel Duomo in realtà raffigura un’altra persona, ma saprete anche che alla figura di San Dionigi sono associati due colori: l’azzurro (ma anche celeste, blu chiaro e certe volte addirittura indaco e il blu) che raffigura la sua carica di vescovo, ed il rosso che invece raffigura il suo martirio. Fateci caso, la prossima volta che entrate in chiesa: la statua è “vestita” proprio di questi due colori.

Dal 1903

Questi stemmi appartengono all’Araldica Civica, e sin dal medioevo servono per distinguere ed identificare città in tutta Europa. Mentre in passato era principalmente la chiesa a definirli (di fatti troviamo santi, mostri, eventi biblici e così via), in tempi più recenti la competenza è passata prima ai regni e poi alle singole città, tanto che in Italia viene approvato, nel 1896, il Regio Decreto 314, che stabiliva nuovi standard per blasoni e gonfaloni. La città di Cotrone decise dunque di cambiare profondamente il suo stemma: San Dionigi lasciò il posto ad un tripode con serpenti su sfondo azzurro, ed alla sigla “QDO” su sfondo rosso. Un chiaro riferimento al passato, alla Magna Grecia ed alla storia della città, che tuttavia ha mantenuto un riferimento agli storici colori del santo patrono. Il 30 Aprile 1903 venne definitivamente approvata la modifica.

L’ordine dei colori, però, non è mai cambiato: nello stemma ecclesiastico si presentava prima l’azzurro (colore esterno) e poi il rosso (colore interno), e nello stemma civico si presenta prima l’azzurro (colore principale, o alto) e poi il rosso (colore secondario, o basso). Storicamente, quindi, è sempre venuto prima l’azzurro e poi il rosso. L’unica alterazione certa è stata la tonalità del primo colore, che popolarmente è passato dall’azzurro al blu.

Seguendo questo ragionamento si può affermare che l’attuale bandiera che sventola dal Comune, che presenta prima il blu e poi il rosso, è corretta. Sbagliata invece sarebbe la precedente bandiera, a colori invertiti, che probabilmente venne fatta in quel modo proprio per via dell’accezione “rossoblù”. Purtroppo non sembrano esserci dei documenti ufficiali a tal proposito, nè la città di Crotone è dotata di una vera e propria bandiera regolamentare.

Nel nostro caso anche la squadra di calcio, che venne fondata pochi anni dopo l’entrata in vigore del nuovo stemma, decise di adottare i colori della città, e per questo motivo il Crotone Calcio ha una divisa a striscie blu e rosse. Ma non è affatto scontato che i colori di una città siano i colori di una squadra: se prendiamo in esempio la squadra del Cosenza, anche lei veste una divisa a strisce blu e rosse, ma lo stemma della città è verde e giallo.

Ma allora, perché diciamo “rossoblù”? Molto probabilmente si tratta solo di un’espressione più orecchiabile. Nei cori calcistici e negli slogan la contrazione rossoblù è più efficace, suona meglio, mentre blùrosso (o anche un eventuale blurossò) risulta cacofonica, brutta.

Ad ogni modo, rossoblù o blurossò, sappiate che questi colori non indicano “il mare dello squalo ed il sangue delle sue prede”, ma sono semplicemente i colori di San Dionigi, così come di tanti altri vescovi-martiri. Ma questa è un’altra storia.

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