Chi troppo vuole, nulla stringe. Una massima che ci accompagna da tempi immemori, e che non sempre viene presa in considerazione. Una massima ideale per raccontare la vicenda dell’Ezio Scida, che nella giornata di ieri si è visto negata l’agibilità per la Serie B. Una doccia fredda preannunciata, che rischia di far saltare potenzialmente tutte le partite in casa.

La revoca è arrivata per mano della prefettura a seguito di un incontro programmato, e si tratta di un mero atto dovuto: preso atto del parere della Soprintentenza dei Beni Archeologici, che non ha concesso di mantenere la tribuna (che, ricordiamolo, era espressamente vincolata a soli due anni), e preso atto del parere del Comune di Crotone, che si è rifiutato di smantellare la tribuna e ne ha chiesto una proroga, un accordo tra le due parti deve essere sembrato impossibile. Si rispetta dunque la legge: lo stadio non è in regola, quindi non si può usare.

Lascia l’amaro in bocca, una vicenda simile, e per più motivi. A voler fare due conti, la tribuna risulta “abusiva” dal 18 luglio scorso, ed il campionato di Serie A è finito anchesso prima dell’estate. Abbiamo avuto tutto il tempo per rimuoverla, e se l’avessimo fatto a quest’ora avremmo potuto giocare tranquillamente. Ma non l’abbiamo fatto. Non abbiamo voluto farlo. Abbiamo preferito tentare il colpaccio, ossia salvare capre e cavoli: mantenere la tribuna – che non è necessaria per giocare in B – in attesa di un “progetto” o di un “cronoprogramma” per il nuovo stadio.

Una proposta che deve essere puzzata non poco, vista anche la frequenza con cui le cose “temporanee”, qui al sud, finiscono per diventare soluzioni definitive. La Soprintendenza ha quindi rigettato la richiesta di proroga ed anche la richiesta di un nuovo permesso, chiedendo lo smantellamento della struttura. Insomma, l’unico modo per “sbloccare” l’Ezio Scida quindi resta quello pattuito da entrambe le parti due anni or sono. Ed è ridicolo il solo doverlo ribadire.

Sono stati in molti a ribadire che sotto la tribuna sono presenti spogliatoi, sala stampa e ingressi di sicurezza, paventandoli come motivi di impossibilità di rimozione della struttura. È quello che hanno detto anche i giornalisti, nel loro insensato appello dove chiedevano espressamente “alla politica” di trovare una soluzione al di sopra della legge, con tanto di campagne a difesa di un illecito. Ma tocca ricordare che il Crotone già giocava, in Serie B, senza l’ausilio della nuova tribuna e delle nuove strutture. Questo vuol dire, come ho già detto la volta precedente, che basterebbe un “ripristino” dell’Ezio Scida al suo stato nel 2015/2016, per poterlo utilizzare.

Ma questo dettaglio pare non importare. A quanto si apprende, Ugo Pugliese è propenso addirittura a fare ricorso al TAR in quanto considera le decisioni di Pagano illegittime, e se lo farà sarà una scelta sciagurata dall’esito certo: un rigetto. Il “contratto” della tribuna in fondo è chiarissimo, ed oltre a definire nero su bianco il biennio 2016-2018 definisce anche il concetto di “improrogabilità” della struttura.

Paradossalmente, chi dovrebbe mediare una soluzione (il sindaco) e chi dovrebbe difendere la realtà dei fatti (i giornalisti) si sono coalizzati in una situazione al limite del ridicolo. Nessuno è più super-partes, ma giocano tutti a fare i paladini. Paladini autoproclamati, ed inutili non meno del sottoscritto, che chiedono a gran voce rispetto, approvazione, sostegno, perché loro “fanno”. Ma alla fine della fiera, sono proprio le loro azioni ad impedire ciò che loro stessi chiedono. E come si suol dire, chi è causa del suo male, pianga se stesso.

A questo punto, ogni soluzione sarà sicuramente troppo lunga ed articolata per permettere al Crotone di giocare in casa. Senza l’agibilità il sindaco non può far nulla, men che meno “autorizzare con la forza” le partite come suggerisce qualche commentatore. L’unica via è la rimozione della tribuna, così come chiede la soprintendenza avvalorata dalla legge. Operazione che richiederà almeno 2/3 mesi, e destinata ad allungarsi in vista dell’eventuale ricorso al TAR.

Staremo a vedere. Quel che resta, ad ora, è solo la certezza che per i prossimi mesi il Crotone non giocherà in casa. Tutti se la prenderanno con “la politica”, con “i politici”, o con “la soprintendenza”. Ma a ben vedere, i colpevoli siamo noi.

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