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La “protesta” per salvare la tribuna costruita sui reperti archeologici

Siamo alla frutta …

C’è poco da fare: quando si parla di calcio, si perdono i lumi della ragione. Le acque sembravano essersi calmate dopo la retrocessione del Crotone in serie B, evento “calamitoso” che produsse ore e ore di dibattito su complotti, partite vendute, arbitri cornuti e quant’altro. Ma ecco che si riaccende il dibattito sull’Ezio Scida, esploso fragorosamente pochi giorni fa.

Come ricorderete, due anni fa venne concesso un ampliamento temporaneo dello stadio per permettere alla squadra, allora neopromossa in Serie A, di giocare in casa, e si riuscì a trovare un compromesso per realizzare una struttura “mobile”, ossia priva di fondamenta. Quei due anni sono giunti oramai al termine (il permesso scadrà il prossimo Luglio), ed è stato annunciato che la struttura temporanea non riceverà alcuna proroga: va smantellata.

A pochi minuti dall’annuncio, una marea di commenti inondava il web. “Ci vogliono togliere lo stadio“, “Ci tolgono anche questo“, “Ed il sindaco che fa?“, e tante – ma tante – altre fesserie del genere. Un’indignazione decisamente ingiustificata, sintomatica di una profonda ignoranza popolare: si sapeva fin dall’inizio che era una struttura temporanea, che sarebbe dovuta esistere per soli due anni. Dal 2016 al 2018, appunto.

Diversi giornalisti, invece di ricordare questo particolare, hanno preferito parlare di altro. Hanno iniziato ad insinuare che, rimuovendo la nuova tribuna, il Crotone Calcio non sarebbe stato in grado di giocare in Serie B. Ma anche questo è platealmente falso, dato che il Crotone Calcio ha sempre giocato in serie B senza la tribuna. Insomma, questa notizia ha mandato in tilt il cervello di molte persone, tanto da mobilitarle addirittura alla produzione di improbabili slogan, o azzardate campagne social come quella de #loscidanonsitocca. dove si pretende di imporre la rimozione della tribuna a patto di un serio accordo di rivalutazione dell’area archeologica sottostante. Ridicolo. Ci manca solo un altro coro da stadio.

Dopo aver assistito al cambio di rotta di molti paladini della prima ora, che si erano “battuti” contro il cemento a Capo Colonna e che non dissero nulla in merito al cemento sullo stadio (che sennò si diventa impopolari e si perdono consensi), e dopo aver speso due milioni di euro per la tribuna temporanea, dovremmo fermarci un attimo e pretendere il nuovo stadio cittadino, anziché una misera, inutile e dannosa proroga alla tribuna temporanea (che attualmente serve a poco e niente).

Ma del nuovo stadio si sa ancora poco e niente: inizialmente si propose la zona industriale, poi quella di Margherita/Gabella, poi zona Papaniciaro ed infine presso i 300 alloggi. È tutto un forse, e non esiste alcun progetto e nessuna carta ufficiale. Solo buoni propositi, belle parole e molte, molte fotografie.

La tribuna va smantellata. Perché quella tribuna rappresenta bene il nostro immobilismo, il nostro lasciare che le cose accadano, anziché affrontarle per tempo. In fondo, del nuovo stadio si discute dai primi anni ’90: oltre trent’anni in cui si è parlato tantissimo, e si è fatto pochissimo.

Lascia l’amaro in bocca questa presa di posizione nei confronti di una decisione nota e già presa due anni orsono. L’amaro in bocca tanto quanto quelle affermazioni di certi crotonesi che, intervistati da tv e giornali nazionali, nel parlare dei reperti archeologici sotto lo stadio dissero “Che ci frega di quattro sassi?“.

Gli stessi crotonesi che, nel vantare “quattro sassi” a Capo Colonna sono pronti a stracciarsi le vesti.

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