La decisione della Corte dei Conti di non concedere il via libera al progetto del Ponte sullo Stretto era tanto attesa quanto ovvia. Il clamore mediatico per un parere non vincolante per il Governo, invece, ha assunto toni piuttosto inusuali, con la quasi totalità del centro-destra (anche nazionale) che ha iniziato a parlare di “invesione di campo”.
Affermazione di per sè già ridicola: la Corte dei Conti guarda proprio l’aspetto economico, ed il progetto del ponte è un castello di sabbia privo di reali stanziamenti. Accusare la Corte dei Conti di aver fatto i conti, per l’appunto, è un po’ come accusare un alunno di aver fatto i compiti. Ma questo fa parte (purtroppo) del volgare dibattito politico.
Meno usuale invece la nota diffusa dalla premier, che ha usato il sito del Governo sostanzialmente per promettere vendetta. Detta così suona tragica, ma come altro potremmo leggere il comunicato diffuso qualche ora fa? Potete leggerlo per intero qui, ma vale la pena riportare un passaggio fondamentale (ed inquietante):
La riforma costituzionale della giustizia e la riforma della Corte dei Conti, entrambe in discussione al Senato, prossime all’approvazione, rappresentano la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di Governo, sostenuta dal Parlamento.
Vuol dire, in altri termini, due cose: la prima è che il Governo è intenzionato a proseguire ugualmente con il progetto in essere. Cosa che ovviamente può fare, perchè, come già detto, il parere non è vincolante. In secondo luogo, viene messo nero su bianco che le riforme del Governo sono volte a dare la “risposta più adeguata” a quella “intollerabile invadenza” di un organo costituzionale.
Questo passaggio, a mio avviso, è il più grave. Perchè conferma che le misure del Governo sono mirate a “sottomettere” la stessa Corte dei Conti, oltre che la giustizia in senso lato, al volere di chi governa. Perchè l’azione di controllo che svolge è ora dipinta come un intralcio al volere politico dell’esecutivo, e va dunque “riformata”.
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