Il mare mosso di oggi è sovrastato da un cielo plumbeo e carico di nubi, nel quale però è facile distinguere una frotta di volatili dal becco uncinato. Sono avvoltoi, ma non sono uccelli: sono i tanti che in queste ore stanno commentando il tragico naufragio avvenuto questa mattina, prendendo la palla al balzo per un bel comunicato impacchettato per proporre una “soluzione” o un “rimedio”.

Mentre i Vigili del Fuoco sono ancora in mare a cercare i corpi dei dispersi (numeri certi ancora non ne abbiamo, su quanti fossero su quella barca) sui social c’è chi esprime cordoglio, tristezza, amarezza. C’è chi chiede aiuto, ai cittadini ed alle associazioni, per fornire qualcosa ai superstiti (cibo, vestiti).

E poi c’è chi, come al solito, tenta di sfruttare la tragedia a suo favore. Il primo, questa mattina, è stato probabilmente il governatore Occhiuto, che si chiedeva dove fosse l’Europa di fronte a tale tragedia. Un mantra difficile da affiancare a quanto accaduto: una nave partita dalla Turchia con profughi mediorentali e diretta proprio in Italia, cosa centrerà mai l’Europa?

La destra – com’è noto – sta cercando di spostare il problema delle migrazioni su due fronti: i ricollocamenti ed il famigerato (e fantasioso) blocco delle partenze. Strategia che fa acqua da tutte le parti, ma che tiene banco nell’opinione pubblica. Ma tutto ciò riguarda i migranti vivi. Quelli che arrivano sulla terra ferma sani e salvi, soccorsi in mare. Non vale per quelli morti.

Ma se ci scappa il morto è meglio per tutti, perché tutti, anche i politici di secondo grado, di terzo e giù dicendo, ma anche tutti gli opinionisti, i commentatori, gli editorialisti, ecco, se ci sono morti, hanno tutti qualcosa da dire. E meglio ancora se i morti sono decine, e se tra le vittime ci sono donne e bambini: l’occasione sarà buona per usare toni solenni.

Ma di fondo, vale la pena ammetterlo, di quei morti non frega niente a nessuno. Anche perché ormai sono morti, e li possiamo usare come vogliamo: qualcuno a destra li userà per sostenere le ragioni del governo, qualcuno a sinistra attribuirà la colpa alle nuove regole sulle ong (che per inciso, nel Mar Jonio operano ben poco), qualcuno dirà che facevano meglio a non partire ed a starsene a casa loro.

Ed ecco quello che succede, in diretta, sotto gli occhi di tutti: l’avvoltoio che attacca solo quando la preda è morta. Tutti hanno un nemico a cui attribuire il disastro, e nessuno proverà a guardare dentro casa, a chiedersi se non fosse opportuno soccorrere l’imbarcazione ieri sera (quando venne dato il primo allarme), a stare in religioso silenzio di fronte ad una tragedia come poche, almeno dalle nostre parti.

Gli avvoltoi rondano in cielo, ma sono comunque in buona compagnia sulla terraferma, dove si aggirano branchi di iene che sghignazzano beatamente. Questi sono l’altra faccia della medaglia. Sono tutti gli altri. Che se ne fregano beatamente.

3 risposte a “Avvoltoi”

  1. […] politica nazionale, nel mentre, continua a sciacallare sull’accaduto così come sta facendo sin dal naufragio. Si continua ad addossare la responsabilità ai morti, si […]

  2. […] dunque ad aleggiare i tanti avvoltoi, che ora cercano di dimostrare chissà cosa a chi li […]

  3. […] buona sostanza, ci avviciniamo al primo anniversario della tragedia, e gli avvoltoi sono ancora li che aleggiano sullo stesso spechio […]

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