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Continua la pesca con l’esplosivo

In queste mattinate di bel tempo, più di qualcuno mi ha detto di aver sentito dei “botti” passeggiando sul lungomare, chiedendomi spiegazioni. Da chi ha ipotizzato a dei lavori in lontananza a chi ha scomodato teorie fantasiose come delle “microesplosioni causate dall’estrazione del metano” o “la terra che sta franando” o “le sacche di gas che implodono“, nessuno ha pensato alla realtà più ovvia: la pesca.

Purtroppo, a Crotone continuano a verificarsi episodi di “pesca con l’esplosivo”. È una pratica che si utilizza fin dal dopoguerra, della quale si può facilmente avere riscontro chiedendo non solo a pescatori e portuali, ma anche ai più anziani. Piccole imbarcazioni, veloci ed invisibili dalla costa, raggiungono dei punti in alto mare e “calano” i tubetti di esplosivo. Dopo l’esplosione si riavvicinano e raccolgono quando ucciso dallo scoppio, per poi “scappare” verso la spiaggia di partenza.

Un mordi e fuggi devastante, che causa danni enormi all’ecosistema marino. Di fatto la pesca con esplosivi è illegale, ed è considerata pesca di frodo. Il crotonese è stato interessato da diverse operazioni recenti in merito, tra cui Poseidon, che portò all’arresto di quattordici persone che pescavano con il tritolo, ma anche da tragici fatti di cronaca: lo scorso anno, proprio in questi periodi, un appartamento di Lampanaro saltava in aria, non per una “fuga di gas” ma per un errore nell’assemblamento di un ordigno da utilizzare nella pesca.

Insomma, se vi capita di sentire dei tonfi sodi mentre passeggiare sul lungomare – tanto di giorno quanto di notte – sappiate che, purtroppo, molto probabilmente si tratta di qualche idiota del genere.

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